: I Mondiali salati della Rai

I Mondiali salati della Rai

Mai come oggi si è vista una Rai così agguerrita e disposta ad un consistente sforzo economico pur di accaparrarsi i diritti dei Mondiali del 2010 e del 2014 e delle partite di Champions’ League del triennio 2006-2009. Diritti troppo cari anche per Rupert Murdoch?

Con un Cda monco, ancora senza un presidente, nominato con ‘alle spalle’ un Governo di Centro-Destra, con in vigore una Legge Gasparri che il nuovo Ministro per le Comunicazioni Mario Landolfi si propone di cambiare pur di eleggere questi benedetto presidente (ma Siniscalco e Berlusconi cosa stanno aspettando in merito?), con una maggioranza in seno al Cda ancora di Centro-Destra e un direttore generale che sempre a quell’area fa riferimento, la Rai si porta ugualmente a casa i diritti per i prossimi Mondiali del 2010 e persino per quelli del 2014, grazie soprattutto, e paradossalmente, alle forti pressioni e all'‘interventismo’ dei tre consiglieri di opposizione Curzi, Rognoni e Rizzo Nervo. Sono loro – sembra di capire – a tirare le fila della gestione dell’azienda in questo strano momento di ‘intervallo’, con il Centro-Destra attestato su una linea di ‘passività’ e Cattaneo che, nientemeno, ‘si adegua’.

La Fifa ha dunque deciso a favore della Rai con una certa fretta, prendendosi appena due giorni, contro la settimana annunciata pochi giorni fa, e dopo che voci incontrollate avevano prima dato i diritti dei Mondiali 2010 a Sky, sollevando proteste ufficiali da parte di Viale Mazzini, intenzionata ad adire le vie legali. Ma soprattutto sono stati così sollevati dei dubbi sul fatto che con questa mossa Blatter e compagni volessero giocare al rialzo.

In effetti la somma che inizialmente la Rai era disposta a sborsare per i diritti dei Mondiali 2010 era di 165,4 milioni di Euro. Ora la cifra ufficiale è di 175 milioni, ma pare che Antonio Marano, responsabile in Rai dei diritti spotivi, avesse il mandato di arrivare fino a 200 milioni di euro. Troppi anche per Sky, che (si dice) avrebbe rifiutato di fare il rilancio di 180 milioni di euro richiesti dalla Fifa.

Così, pur sembrando la favorita, Sky si è vista “soffiare” dalla Rai i diritti dei Mondiali del 2010 e del 2014 (non è ancora stato scelto il Paese in cui si giocheranno le partite, sicuramente sarà uno Stato dell’America Latina). La cifra spesa è esorbitante: 350 milioni di euro, 175 per ogni edizione. Queste le condizioni dell’utilizzo dei diritti strappati da Flavio Cattaneo e Antonio Marano alla Fifa: la Rai non avrà solo i diritti per i canali in chiaro ma anche quelli per il digitale terrestre, per i canali satellitari, per la tv via cavo e per Internet a banda larga. Insomma potrà gestire come vuole e smistare a chi vorrà la cessione di tutte le partite dei Mondiali in questione (ma a che prezzo, però!), anche se si parla di un futuro non molto prossimo ed è difficile dire quale sarà la situazione tra vari anni.

Il presidente ad interim Sandro Curzi non è riuscito a frenare l’esaltazione e ha dichiarato: “Otteniamo una doppia importante rivincita”. Sky Italia invece sembra non dolersi troppo per la perdita dei due Mondiali, come ha fatto sapere il portavoce Tullio Camiglieri: “Il mercato italiano è cambiato. Dopo anni di paralisi ora è percorso da una forte competizione. Noi abbiamo preso i Mondiali del 2006 in Germania, la Rai ha risposto con il 2010 e 2014. Siamo sereni, non gridiamo allo scandalo e continuiamo per la nostra strada”.

Intanto è stato ufficializzato anche l’accordo relativo ai diritti in chiaro delle tre edizioni della Champions’ League per le stagioni dal 2006 al 2009. La Rai avrà una partita in chiaro a settimana a scelta fra le squadre italiane e il diritto alle sintesi di tutti gli incontri; Mediaset avrà i diritti in digitale terrestre (a pagamento) mentre Sky trasmetterà in pay-tv via sat tutti gli incontri.

Apparentemente tutto a posto, con il ritorno sulla scena del grande calcio internazionale della Rai, che da tanti anni ne era esclusa. In realtà la questione ha anche un aspetto paradossale. Stando alla Legge Gasparri, infatti, dal 31 dicembre 2006 tutte le emittenti, Rai compresa, dovranno trasmettere solo in digitale (terrestre). A che cosa serve allora aver acquistato i diritti analogici in chiaro, diritti che nominalmente non avrebbero più ragione di esistere in Italia a partire da metà della prossima stagione?

È quasi superfluo dire che non sarà così: la data del 2006 per lo switch off è poco più di un sogno (o uno specchietto per le allodole, a scelta) e lo sanno tutti, mentre il grande alfiere dell’operazione, Maurizio Gasparri, non è neppure più ministro. Lo sanno anche in UEFA e lo sanno in Rai, così come in Mediaset. Per cui

Fonte Millecanali

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