: Il peer to peer è alle…

Il peer to peer è alle strette e già si cercano le alternative

Sistemi legali e nuovi modi per condividere file
La comunità della rete reagisce alle azioni delle major
Grouper e Mercora: un P2P senza violazioni

Roma,

L’ultima “retata” è di qualche giorno fa e porterà davanti al giudice 963 utenti, 26 solo in Italia. L’offensiva delle case discografiche e delle major cinematografiche contro chi condivide file protetti non si arresta e utenti e sviluppatori si interrogano su come poter salvare il peer to peer. Le prime risposte sono già arrivate: sistemi gratuiti ma legali, condivisione tra privati, reti alternative. I navigatori reagiscono alla chiusura degli spazi cercando altre strade, stretti vicoli dove far sopravvivere la condivisione di conoscenze e, molto più spesso, di musica e film protetti. Si cerca tra le pieghe delle leggi o ci si nasconde da esse. Nuove start-up puntano milioni di dollari su software in cui è sfumato il confine fra legalità e illegalità, reti meno controllate dai tutori dell’ordine si affollano di megabytes di materiale protetto.

Il californiano Josh Felser è uno di quelli che pensa di aver trovato questa nuova strada. Abbandonata America On Line, di cui curava il settore delle applicazioni musicali, ha creato una società e un software che permette di condividere materiale audio e video al riparo dagli sguardi delle major. Almeno così assicura. Grouper, questo il nome del programma, è online da alcuni mesi e da pochi giorni ha presentato la nuova versione, sempre gratuita: il Grouper Private Media Network. Grouper crea uno spazio che unisce file sharing, comunità e strumenti di messaggistica, proprio come Emule.

A differenza di Emule però, i file mp3 e i divx possono essere condivisi solamente all’interno di piccoli gruppi, formati da massimo 30 persone, e possono essere ascoltati o visti solo in modalità streaming, ossia senza essere fisicamente scaricati da un computer a un altro. Ai gruppi si può accedere solo con un invito da richiedere sfogliando la directory presente sia sul sito sia sul programma. Scambio privato e non pubblico e condivisione senza download: “Tentiamo – ha dichiarato Felser al Los Angeles Times – di scoraggiare tutti gli usi che potrebbero metterci nei guai con la giustizia”. Ma su Grouper già si può trovare molto: dalle puntate dei Simpson a quelle di Desperate Houswives, da Bob Dylan ai Pink Floyd.

Sempre negli Usa, sempre in California. Mercora è una start-up di Santa Clara che ha trovato tra le righe del Copyright Act il modo per permettere la condivisione legale di file mp3. Creata dall’ex-fondatore della McAfee, la nota produttrice di antivirus, distribuisce un software per condividere i file audio. Il programma, dopo aver creato una libreria di musica digitale conservata da ogni utente registrato, mette in condivisione 10 canzoni che possono essere cercate e riprodotte, ma non scaricate, dagli altri utenti collegati in quel momento al network.

Il sistema usato da Mercora è chiamato ‘noninteractive webcasting’. Il flusso della musica (‘webcasting’) deve scorrere libero, senza l’intervento dell’utente (‘noninteractive’). Il sistema permette di cercare le canzoni che vengono riprodotte in quel momento, ma non tutte quelle condivise dagli utenti. L’utente non ha il pieno controllo su quali canzoni riprodurre per la comunità e non può avvertire gli altri utenti di quando sarà riprodotta una particolare canzone. È tutto legale, fanno sapere dall’azienda, con tanto di citazione del Digital Millennium Copyright Act e diritti pagati alle major.

Per ora le nuove piattaforme non fanno proseliti. Cercando, ad esempio, “Bob Dylan” su Mercora si ottengono poche decine di risultati contro i migliaia di Emule mentre i gruppi di Grouper non dispensano facili inviti. I navigatori per rendersi invisibili alle denunce approdano su spazi meno pubblici. È il fenomeno che una recente ricerca di Pew Internet and American Life Project ha chiamato la “privatizzazione del file sharing”: si copiano canzoni dall’Ipod del collega di lavoro, le si invia per e-mail o attraverso software di messaggistica istantanea, tipo Msn o Icq.

La vera svolta arriverà forse con la sentenza del caso Mgm contro Grokster, prevista per il prossimo giugno, quando l’America sceglierà se mettere fuorilegge, sul suo territorio, il Peer to Peer. A quel punto il mercato del file sharing liofilizzato potrà trovare forse i suoi sbocchi per far compagnia ai grandi store di musica digitale. A quel punto, però, il popolo di chi scarica avrà trovato altre strade da affollare di bit.

Fonte la Repubblica

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